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L’Europa apre a sanzioni contro la Russia, ma Renzi frena

BRUXELLES – Dopo l'incertezza degli ultimi giorni, l'Unione ha deciso di alzare il tono contro la Russia e il suo intervento militare in Siria. Nelle conclusioni di un vertice europeo, oggetto di un lungo negoziato nella notte tra i capi di Stato e di governo, i Ventotto hanno aperto (leggermente) la porta a possibili misure contro il governo russo a cui la comunità internazionale rimprovera di essere in parte responsabile dei bombardamenti contro la città di Aleppo. La lunga crisi siriana ha provocato centinaia di morti nella città, suscitando emozione nelle capitali occidentali.

I Ventotto hanno negoziato fin oltre la mezzanotte un comunicato in cui si legge che “l'Unione europea è pronta a considerare tutte le possibili opzioni, nel caso gli attuali crimini dovessero continuare”. I capi di Stato e di governo si sono così riferiti a possibili misure contro la Russia, come anticipato prima della riunione dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk.
Il linguaggio del comunicato pubblicato nella notte qui a Bruxelles è stato modificato rispetto al canovaccio di conclusioni che era stato preparato in precedenza dalla presidenza del Consiglio europeo. Anziché menzionare la possibilità di “ulteriori misure restrittive contro persone ed entità”, come veniva scritto nella bozza su cui hanno lavorato i leader, le conclusioni finali parlano semplicemente di “opzioni”, una parola più neutra, ma anche dalle conseguenze più ampie.

Al netto di questi aspetti, vi è stato certamente un cambio di tono da parte dell'establishment comunitario, rispetto all'inizio della settimana. In occasione di una riunione dei ministri degli Esteri dell'Unione lunedì scorso in Lussemburgo, i Ventotto non avevano voluto esprimersi su eventuali sanzioni alla Russia, limitandosi ad annunciare misure sanzionatorie contro “cittadini siriani”, responsabili dei bombardamenti ad Aleppo.

Dal canto suo, in una conferenza stampa notturna insieme al presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha avvertito che “la Russia vuole indebolire l'Unione europea”. L'ex premier polacco ha precisato che “l'obiettivo dell'Unione non è di creare tensioni” con Mosca. Ha poi aggiunto che “l'Unione non farà mai alcun compromesso e manterrà la sua linea, garantendo soprattutto l'unità dei Ventotto”.

Il cambio di tono è giunto dopo che due giorni fa la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese François Hollande hanno incontrato a Berlino il presidente russo Vladimir Putin. Alla fine dell'incontro, quest'ultimo si è detto pronto ad allungare la breve tregua entrata in vigore giovedì ad Aleppo per consentire la fuga dei civili, stretti tra le due fazioni che combattono nella città, al centro di una guerra civile che sta mettendo a fuoco e fiamme la Siria da ormai cinque anni. Arrivando a Bruxelles per la due-giorni di vertice, la cancelliera aveva affermato che quanto sta accadendo in Siria è “completamente inumano”. Aveva spiegato che c'è bisogno di “un cessate-il-fuoco permanente”, e “non solo di qualche ora”. Successivamente, dopo la riunione di ieri terminata nella notte, la signora Merkel ha ribadito che “tutte le opzioni sono sul tavolo”. Ha esortato i partner europei a trovare una “risposta comune” all'atteggiamento russo.

“Il cambio di tono è giunto dopo che due giorni fa Angela Merkel e François Hollande hanno incontrato a Berlino il presidente russo Vladimir Putin”.

L'Italia, la Grecia e Cipro sono stati tra i paesi che hanno voluto annacquare quanto possibile il testo originale. La diplomazia italiana non crede che misure sanzionatorie siano appropriate per rispondere alle crisi internazionali. Con la Russia, il paese ha poi legami economici che Roma non vuole mettere a rischio. “Bisogna fare tutte le pressioni possibili perché si faccia un accordo in Siria, ma è difficile che questo abbia a che vedere con ulteriori sanzioni alla Russia”, ha detto il premier italiano Matteo Renzi.

Attualmente la Russia è oggetto di sanzioni economiche e di misure contro individui ed entità per il suo coinvolgimento nella guerra civile in Ucraina. Già questa decisione fu l'occasione di un confronto aspro tra i Ventotto. Il paese è considerato un partner strategico dell'Unione, ma da anni ormai il clima si è raffreddato. Dopo un periodo di cautela dinanzi agli avvenimenti in Siria, la signora Merkel ha assunto una posizione più rigida, forse anche con un occhio alle elezioni legislative dell'anno prossimo. Al di là della riunione di ieri, tra i Ventotto si affrontano due tesi: quella della pacificazione (dell'appeasement in inglese) per evitare una pericolosa escalation, e quella di chi pensa che l'aggressività della politica estera russa vada contrastata. Da Verona, Aleksej Meshkov, il viceministro degli Esteri russo, ha sostenuto sempre ieri che “questa politica delle sanzioni non ha nessun senso. Ha poi aggiunto: “L'unica cosa che sta facendo è peggiorare le condizioni per il business europeo di lavorare in Russia”.

 

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